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Visualizzazione dei post da Aprile, 2014

Urlo & Kaddish

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Non mi sono mai piaciuti i critici letterari che cercano di spiegarti le poesie. La poesia, come un quadro, è una visione personale del poeta, in quel preciso momento in cui la scrive. E il poeta decide di donarla al pubblico, che la fa propria e dentro – come in quadro – ci sente emozioni proprie. Dettate anche dal momento specifico (storico e personale) in cui viene letta.
Per questo fare una critica a una poesia e cercare di spiegarne il significato non è semplice. E, a mio parere, neanche giusto.
Mi sono piaciute – tuttavia – in questa edizione di Urlo & Kaddish, le due introduzioni. La prima, di Furio Colombo, in cui viene raccontato Ginsberg al lettore (e quello che Colombo vede in lui, un Profeta). La seconda è affidata al traduttore, lavoro arduo con la poesia in genere (immagino anche di più con questo tipo di poesia). Interessante per il punto di vista, ci spiega brevemente il periodo in cui la poesia – storicamente – si inserisce e le sue emozioni, cambiate nel cors…

Kitchen

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Il libro è avvolto in un’atmosfera surreale.
Sprazzi di vite sospese. Dolore che si mischia all’andare avanti, inesorabile. A quella sensazione, purtroppo da tutti provata, che il mondo finisca quando perdiamo una persona cara ma, allo stesso tempo, la consapevolezza che domani apriremo gli occhi comunque. Mangeremo, cammineremo, lavoreremo e.. rideremo. Di nuovo.
"Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d’animo gran parte della storia è incisa nei sensi."
Primo libro di Banana Yoshimoto, Kitchen affronta il tema della perdita, dell’abbandono e del riuscire ad andare avanti nonostante tutto.
È la normalità nell’affrontare il dolore che rende il libro surreale, nonostante sia una cosa assolutamente naturale, che tutti abbiamo provato.
I personaggi sembrano sospesi in una bolla. Come lo è la testa, mentre si deve affrontare una perdita profonda e continuare con la propria vita. Ci si sente sospesi, a volte si fatica a respirare, ma si va avanti. A volte ci si trascina…

Il Paradiso (bianco) si può raggiungerlo con un trenino (rosso)

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Questa è la storia di una domenica si sole di fine marzo, quando ho passeggiato per il paradiso.

A Capodanno, tornando in treno da Trieste a Milano, sfogliavo la guida “Week end low cost” del Touring, presa anni fa e com’è come non è, sono finita sulla pagina che parlava del trenino rosso del Bernina (che poi se volete sul low cost se ne può parlare). Da quel giorno io e il mio moroso abbiamo avuto questo chiodo in testa. E già la data decisa. 30 marzo, giusto giusto per il mio compleanno.
Volendo fare una cosa davvero low cost (per quanto possibile, visto che solo il trenino ha un costo di 50 euro) abbiamo optato per una gita in giornata, quindi partenza all’alba da Milano (che poi era più notte, visto che l’ora legale entrava in vigore proprio domenica) in direzione Tirano e da lì, cambiando treno (e stazione) via sullo splendido Trenino Rosso del Bernina, patrimonio Unesco dal 2008.
Il viaggio è già bello da Lecco (nonostante i treni trenord non siano esattamente incantevoli). I…